Miyabi
Miyabi (雅) è uno degli ideali estetici più antichi della cultura giapponese. La parola si traduce di solito con «eleganza», «raffinatezza» o «grazia cortese» e deriva dal verbo miyabu, «comportarsi come a corte».
L’ideale nasce e fiorisce nel periodo Heian (794–1185), tra gli aristocratici della capitale Heian-kyō, l’odierna Kyoto. Per la nobiltà di corte miyabi indicava un modo di vivere: la cura nella scrittura e nella calligrafia, nella poesia, nella scelta dei colori degli abiti a strati, nei profumi d’incenso e nell’attenzione ai cambi delle stagioni.
Miyabi significa soprattutto eliminare ciò che è rozzo, volgare o eccessivo, per esprimere una bellezza misurata e sensibile. Si ritrova nei grandi testi dell’epoca, come il Genji Monogatari di Murasaki Shikibu e le poesie della raccolta Kokinshū, ed è legato a mono no aware, la delicata consapevolezza della natura effimera delle cose.
Nei secoli successivi il Giappone ha sviluppato altri ideali estetici, come wabi-sabi, yūgen e iki, ma miyabi resta ancora oggi sinonimo di eleganza raffinata e di gusto delicato, nelle arti tradizionali come nel design contemporaneo.
Genji Monogatari
Il Genji Monogatari (源氏物語, «La storia di Genji») è il capolavoro della letteratura giapponese classica ed è spesso considerato il primo romanzo della storia. Lo scrisse Murasaki Shikibu, dama di compagnia dell’imperatrice Shōshi alla corte di Heian-kyō, all’inizio dell’XI secolo, intorno agli anni 1000–1010.
L’opera è scritta in kana, la scrittura fonetica giapponese usata soprattutto dalle donne di corte, e non in cinese classico, la lingua colta degli uomini. È un’opera immensa: 54 capitoli, centinaia di personaggi e una storia che attraversa circa settant’anni.
Il protagonista è Hikaru Genji, il «Genji splendente», figlio di un imperatore e di una concubina di basso rango, escluso dalla successione e reso suddito con il cognome Genji (Minamoto). Il romanzo segue la sua vita, i suoi amori, le sue ambizioni politiche e il suo declino; gli ultimi tredici capitoli, detti «capitoli di Uji», si svolgono dopo la sua morte e seguono i suoi discendenti Kaoru e Niou.
Il Genji è l’espressione più alta dell’ideale di miyabi: i personaggi si giudicano dal gusto con cui compongono una poesia, scelgono la carta di una lettera, abbinano i colori degli abiti a strati o preparano un profumo. Tutta l’opera è attraversata da mono no aware, la malinconica consapevolezza che ogni bellezza è destinata a passare.
La sua influenza sull’arte giapponese è stata enorme, dalla pittura al teatro nō, dalla poesia fino a manga e cinema. I rotoli illustrati del XII secolo, il Genji Monogatari Emaki, sono oggi Tesoro Nazionale del Giappone. In italiano l’opera è disponibile nella traduzione integrale di Maria Teresa Orsi, «La storia di Genji» (Einaudi).
Hikaru Genji
Hikaru Genji è il protagonista del Genji Monogatari. È figlio dell’imperatore Kiritsubo e di una concubina di basso rango, Kiritsubo no Kōi, amatissima dal sovrano ma osteggiata dalla corte, che muore quando lui ha appena tre anni. Il bambino è così bello e dotato che viene chiamato «Hikaru», lo splendente.
Per proteggerlo dagli intrighi di successione, l’imperatore lo esclude dalla linea al trono e lo rende suddito con il cognome Minamoto, in lettura sino-giapponese Genji. Da qui il suo nome: il «Genji splendente», un principe senza diritto al trono ma con tutte le qualità per regnare.
La sua vita è segnata dagli amori. Il più proibito è quello per Fujitsubo, la nuova consorte del padre, che somiglia alla madre perduta: dalla loro relazione segreta nasce il futuro imperatore Reizei. Il più profondo è per Murasaki, nipote di Fujitsubo, che Genji accoglie ancora bambina e che diventa la compagna di tutta la sua vita. Accanto a loro ci sono la moglie ufficiale Aoi, la gelosa dama Rokujō, la fragile Yūgao e molte altre.
Quando viene scoperta la sua relazione con Oborozukiyo, legata alla fazione rivale, Genji si ritira in esilio a Suma e poi ad Akashi, dove incontra la Dama di Akashi. Richiamato a corte, raggiunge il culmine del potere e costruisce la residenza di Rokujō, con quattro ali dedicate alle quattro stagioni, dove riunisce le donne della sua vita.
Gli ultimi anni sono quelli del declino. La giovane sposa Onna San no Miya lo tradisce con Kashiwagi e ne nasce Kaoru, che Genji cresce come figlio suo, rivivendo la colpa commessa con Fujitsubo. Dopo la morte di Murasaki si ritira dal mondo; la sua morte non viene raccontata: di un capitolo, «Kumogakure», «Svanito tra le nuvole», resta soltanto il titolo.